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Ariana Grande – Dangerous Woman: la recensione di Ziomuro Reloaded

Ogni volta che deve uscire il nuovo disco della starlette di turno, si legge sulla stampa, particolarmente online, un potpourri di commenti a caso sul progetto: di norma ci si focalizza molto su frasi come –sarà fantastico-, –sarà il mio disco più personale– o ancora –mi sono ispirata al meglio del soul mondiale, da Etta James ad Aretha Franklin-. In tempi recenti ad avere effettivamente ragione a riguardo fu soltanto (e si parla di 10, dieci, anni fa) Christina Aguilera, che con il suo Back to Basics ritirò fuori dagli scatoloni impolverati della sua soffitta alcune delle migliori sonorità retrò riversate poi in uno dei più validi dischi pop recenti.

Non potete avere un’idea di quanti stereotipi, in questo senso, io avessi potuto maturare su Dangerous Woman, il terzo disco di Ariana Grande, uscito proprio oggi, 20 maggio: il primo singolo omonimo era infatti corredato da un inutile video vedo non vedo (la strada per perdere definitivamente le mutande come ogni ex star Disney è già scritta) e da una performance ai VMA’s in stile Marilyn Monroe dozzinale come poche. Per carità, splendida voce quella di Ariana Grande (dal vivo è un vero fenomeno) e pur piacevole la canzone, ma l’originalità sta da tutt’altra parte. Non a caso mi sono rifiutato di ascoltare gli altri buzz single usciti nel corso degli ultimi giorni, perché detta sinceramente sapevo esattamente cosa mi sarei dovuto aspettare.

Ora, premesso che questo disco è tutto tranne che un capolavoro da annali della storia della musica mondiale, mi sbagliavo di grosso: l’artista statunitense (dalle lontane origini italiane) ha lasciato almeno momentaneamente il pop del precedente (e fortunato) disco My Everything per osare leggermente di più e dedicarsi ad un po’ di sano R&B che, se volete saperlo, addosso le sta proprio bene. Sarà che non si è scelta gente a caso (Future nella validissima Everyday, una Macy Gray rediviva in Leave me Lonely, il sempre bravo e graffiante Weezy in Let me love you, la Minaj nel finto reggae di Side to Side, pezzi tutt’altro che candy pop) sarà soprattutto che ci ha riportato un po’ ai fasti di certe canzoni di una Mariah Carey ormai in declino della quale, ebbene sì, è in assoluto l’erede più credibile.

Difficile pensare che un disco di questo tipo si possa anche analizzare da un punto di vista testuale, non siamo certo di fronte ad un album di De André o dei Pink Floyd, d’altra parte il target è quello, il teen/LGBT, per cui ci dovranno essere le canzoni d’amore, le strizzatine d’occhio o ancora i pezzi danzerecci ad hoc perfetti da essere ballati indossando un paio di orecchie da gattino: c’è però da dire una cosa, ovvero che è proprio in queste canzoni (tipo Into You, ma anche nella spettacolare Touch it, l’unico pezzo che mi abbia fatto venire voglia di ascolto in loop) che Ariana riesce ad essere maggiormente convincente. I classici brani forzati come le ballad in mezzo al trashy pop, o ancora peggio gli ennesimi riempitivi funky super forzati (Greedy) non sono nient’altro che contenuti creati per fare arrivare il disco a quel numero canonico di tracce che ogni buona pop star deve raggiungere per giustificare un tour mondiale da milioni di dollari.

Brava Ariana, in ogni caso: oltre ad essere bellissima sei anche (obiettivamente) bravissima, e anche se magari non finirai mai nella lista dei 100 dischi più belli dell’anno su Rolling Stone (a meno che tu non voglia collaborare con qualche band indie a caso) sei riuscita a non ripeterti rispetto al passato, dimostrandoci che oltre a cavartela con il pop sei anche un’ottima cantante capace di interpretare delle signore canzoni R&B. Scritte da un team di almeno 20 persone, ma pur sempre delle signore canzoni R&B.

 

Tracklist

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1. “Moonlight”
2. “Dangerous Woman”
3. “Be Alright”
4. “Into You”
5. “Side to Side” (feat. Nicki Minaj)
6. “Let Me Love You” (feat. Lil Wayne)
7. “Greedy”
8. “Leave Me Lonely” (feat. Macy Gray)
9. “Everyday” (feat. Future)
10. “Sometimes”
11. “I Don’t Care”
12. “Bad Decisions”
13. “Touch It
“14. Knew Better / Forever Boy”
15. “Thinkin bout You”

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