madonna true blue copertina

Madonna: 30 anni di True blue. La recensione di Ziomuro Reloaded

Fare una recensione 30 anni dopo l’uscita di un disco non è cosa semplice: in 3 decadi cambiano un sacco di cose, le mode, i costumi, i gusti, le pettinature (soprattutto). Il 30 giugno del lontano 1986 usciva a questo proposito True Blue, il terzo album della regina del pop Madonna che, a quei tempi, consacrò una volta e per tutte l’artista come punto di riferimento indiscusso del pop mondiale, controparte del collega Michael Jackson che in quel periodo, proprio come lei, sbancava le classifiche un po’ ovunque. Era l’inizio di un’era, o meglio di un regno, che sarebbe proseguito fino ai giorni nostri, incontrastato, nonostante le decine di copycat che negli anni hanno cercato di levarle lo scettro.

Le 9 tracce contenute nell’album potrebbero suonare quasi smielate ad alcuni ma è necessario considerare in quale epoca questo progetto discografico è uscito: stiamo pur sempre parlando degli scintillanti anni ’80, decennio d’oro del synth pop nel corso del quale Madonna incontrò per la prima volta Sean Peann, il primo ex marito (lasciato dopo soli tre anni) al quale l’artista avrebbe dedicato l’intero album. True Blue è in effetti un disco gioioso, pieno d’amore (proprio come il singolo che gli dà il titolo), ma per certi versi anche piuttosto innovativo per l’epoca: al suo interno, oltre a pezzi più caciaroni e scanzonati e spiccatamente eighties (Love makes the world go round, Where’s the party) troviamo anche alcuni dei pezzi che avrebbero segnato per sempre la storia del pop contemporaneo. E scusate se è poco.

Pensiamo all’introduttiva Papa Don’t Preach (aperta da degli archi barocchi clamorosi ed “iconici”) dove si racconta, senza peli sulla lingua, di una ragazza che rifiuta di abortire, nonostante le prediche del padre-padrone, o ancora alle celeberrime atmosfere latine de La Isla Bonita, pezzo magnifico e di rara sensuaità; il punto più alto di tutto l’album si raggiunge però con uno dei primi esperimenti introspettivi di Madonna, l’ipnotica Live to tell, diventata celebre per essere stato il brano che accompagnò nel 2005 una contestatissima performance blasfema su una croce durante il tour-capolavoro Confessions. Diversi anni dopo, la romantica Open Your Heart si sarebbe invece trasformata in un brano dal sapore etnico (in compagnia del fenomenale collettivo basco dei Kalakan) in uno dei momenti più emozionanti del MDNA tour.

Con True blue Madonna apriva ufficialmente la strada ad una nuova direzione della sua carriera, un momento meno adolescenziale, più adulto ed elegante che l’avrebbe poi portata alla piena maturazione artistica con il successivo Like a prayer: l’album racchiudeva in sé tutto lo spirito degli anni ’80, gioioso e festaiolo, con un occhio però anche agli inquietanti e ambigui sviluppi del presente in cui viveva.

 

madonna true blue copertina

Tracklist

Papa Don’t Preach
Open Your Heart
White Heat
Live To Tell
Where’s The Party
True Blue
La Isla Bonita
Jimmy Jimmy
Love Makes The World Go Round

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