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Tiziano Ferro – Il mestiere della vita: la recensione di Ziomuro Reloaded

Tiziano Ferro è uno degli intoccabili della musica italiana. Al pari di Marco Mengoni, l’artista laziale rappresenta lo stereotipo dell’artista che, essendo bravo a cantare e talentuoso nello scrivere, non può essere oggetto di critiche. La verità è che, come tutti noi, anche Tizianone è un essere umano in grado di stonare o fare passi falsi. Ho dunque affrontato “Il mestiere della vita”, il suo sesto album, con l’approccio guardingo del “non mi fido” rimanendo piacevolmente stupito dalla varietà di suoni che il cantante ci ha riversato dentro.

Il disco si sviluppa su diverse direzioni sonore e ha il grandissimo pregio di raccogliere tutto il meglio che Tiziano ha seminato nel corso della sua straordinaria carriera, rimaneggiandolo e modernizzandolo per trasformarlo in un puro strumento radiofonico, immediato ed efficace. Dimenticate però i moombathonismi piacioni del Fedez recente: dietro ai synth de Il Mestiere della vita, quando presenti, ci sono testi ben costruiti, una ricerca musicale raffinata e un sacco di spunti interessanti ed originali.

Tre sono essenzialmente gli stili che Tiziano ha fatto convergere nel disco: c’è il pop melodico all’italiana, c’è l’R&B con cui il cantante è nato artisticamente ai tempi di Rosso Relativo e 111, e infine c’è un elettronica posata e mai invadente: 13 pezzi totali, per un’oretta di musica che scorre liscia liscia, in breve tutto quello di cui il pop italiano sentiva il bisogno.

Il Mestiere della Vita, sia ben chiaro, non è un capolavoro: il primo singolo Potremmo ritornare, per esempio, è lo stereotipo della ballad con la base pianoforte e chitarra all’italiana, tant’è vero che l’intro è uguale a Lato destro del cuore di Laura Pausini; Epic, per quanto ben prodotta, è un po’ tamarrata (idealmente è l’Iconic di Rebel Heart di Madonna); in parallelo, Ora Perdona ha il sapore della filler e della Stop! Dimentica 2.0. Per fortuna, il disco ha molto altro da offrire.

Il disco in effetti, rappresenta Tiziano al 100%, in tutte le sue sfumature: ci sono i testi profondi e strappalacrime diventati suo marchio di fabbrica (Il mestiere della vita è un gioiellino), le strizzate d’occhio all’R&B internazionale (l’intro banghra Lento/Veloce sembra un omaggio al Timbaland dei tempi che furono) ma anche un po’ di nostalgico cazzeggio (My Steelo, con redivivo Tormento dei Sottotono). Il vero capolavoro dell’album è però Il Conforto, in collaborazione con Carmen Consoli: nel pezzo, scritto insieme a Emanuele Dabbono, le voci dei due artisti si fondono alla perfezione sulle note di un electro languida che accompagna il racconto di uno rapporto d’amore totalizzante.

Se, in conclusione, è pur vero che sono in molti a sovrastimare Tiziano, bisogna anche ammettere che ci troviamo di fronte ad uno degli ultimi artisti pop in Italia in grado di scrivere pezzi (e interi album) che suonino fin da subito come dei classici (chi altro, per esempio, sarebbe stato in grado di scrivere un brano come Quasi Quasi e farlo sembrare una canzone anni ’60 di Mina?); Il mestiere della vita, nonostante non sia perfetto, è in questo senso il disco italiano più ricco e completo che il 2016 (annus horribilis) avrebbe potuto regalarci. Fiero di essermi ricreduto, bravo TZN.

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Tracklist

01. Epic
02. Solo è solo una parola
03. Il mestiere della vita
04. Valore assoluto
05. Il conforto (feat. Carmen Consoli)
06. Lento / Veloce
07. Troppo bene (Per Stare Male)
08. My Steelo (feat. Tormento)
09. Potremmo ritornare
10. Ora perdona
11. Casa è vuota
12. La tua vita intera
13. Quasi quasi

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