Fabio Rovazzi, il male minore

Corrono tempi bui. Il Movimento 5 stelle e i suoi articoli clickbait sui social prendono sempre più piede, l’Inghilterra decide di abbandonare l’Unione Europea, Donald Trump vince le elezioni negli Stati Uniti e Fabio Rovazzi è primo in classifica da mesi.

Sul fenomeno Rovazzi sono stati scritti fiumi di inchiostro, digitale e non: per un motivo o per un altro gran parte degli esperti del settore si sono scagliati contro l’artista, reo di avere raggiunto un successo inusitato e immeritato a fronte di un singolo d’esordio idiota e trash. Sono stati in pochi, tuttavia, quelli che dopo essersi lamentati si sono concessi il lusso di skippare l’articolo sull’audio e il testo di Andiamo a comandare o l’intervista al de cuius con relativa biografia. Perché la verità, cari miei, è che Rovazzi tira e lo sappiamo tutti quanti.

Fabio Rovazzi rappresenta al 100% tutto quello che il potentissimo popolo della rete chiede al giorno d’oggi: è un giovane idiota, senza un livello di istruzione elevato, capace però di attirare verso di sé un pubblico gigantesco, composto soprattutto da giovanissimi sprovveduti, in funzione di ritornelli kitsch e frasi perfette per essere trasformate in meme e hashtag. Quello che stanno facendo attualmente le peggiori twitstar e gli yotuuber, in sostanza. C’è però di più: Rovazzi ha unito questa sua intuizione social ad un duo di produttori electro di punta come Merk & Kremont che gli hanno confezionato due pezzi, ed è innegabile dirlo, clamorosamente radiofonici.

Il fatto divertente è che per sperare in canzoni e interpreti così appetibili noi fan passiamo intere settimane a faticare dietro programmi come X Factor, rimanendo puntualmente delusi da inediti scialbi e privi di originalità, dei gatti in tangenziale musicali che spariscono da iTunes dopo le prime 48 ore dalla loro pubblicazione. Rovazzi non sa fare niente, certo, ma è pur sempre riuscito a dare vita ad una canzone diventata un vero e proprio inno generazionale, più che un semplice tormentone. Il nuovo singolo Tutto molto interessante, visti i numeri incredibili ottenuti ad una manciata di ore dalla sua pubblicazione, promette di fare altrettanto, o quasi. Chi, fra i vincitori di un qualuque talent italiano può dire di essere riuscito a fare qualcosa di simile?

Di positivo, Rovazzi ha sempre sottolineato un certo imbarazzo e un grande rispetto nei confronti di tutti gli artisti con la A maiuscola che lui, nel bene o nel male, è stato in grado di scavalcare con il suo cazzeggio; dall’altro lato, pullulano webstar prive di qualsivoglia talento che vengono spinte dalle case discografiche a pubblicare dischi e persino a presentarli orgogliosamente in tour in giro per l’Italia, magari in compagnia degli amichetti.

Piuttosto che sparare a zero su Rovazzi, che ha portato una botta di originalità in un mercato saturo di moombathon à la Major Lazer e di Michele Canova, fatevi prima un esame di coscienza e pensate a tutte le volte che sui vostri profili Instagram avete caricato un selfie #andiamoacomandare prima dell’ennesimo evento con l’accredito a cui siete stati invitati. La vera merda, credetemi, sta da altre parti e per il momento Fabio Rovazzi non rappresenta nient’altro che il minore dei nostri mali.

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