Mannarino – Apriti cielo: la recensione di Ziomuro Reloaded

Alcuni la chiamano World Music. Altri preferiscono chiamarla folk. Bizzarro, davvero, che si utilizzi un termine in inglese per un genere di musica che il 99% delle volte è scritta in italiano, francese, swahili, o nei più disparati dialetti che vi possano venire in mente. Anche l’ultimo disco di Mannarino è stato inserito in questa categoria e, forse ancor di più rispetto al suo passato artistico, con tutte le buone ragioni del caso, visto e considerato che Apriti cielo è uno splendido viaggio in giro per il mondo.

Curiosamente, l’uscita del disco è stata un po’ oscurata da un album come L’amore e la violenza dei Baustelle, un disco diametralmente opposto ma dopo tutto inquadrabile in quel genere “alternative” con il quale molti amano riempirsi la bocca; nonostante l’hype dei colleghi, Mannarino è riuscito, in barba alle ricercatezze linguistiche e le metafore improbabili, a costruire un piccolo gioiello, dove non c’è bisogno di chissà quali figure retoriche per raccontare storie e manifestare il proprio sdegno nei confronti della società e di una certa “musica leggera”.

Nelle 9 canzoni che compongono il disco ci sono i sitar dell’India profonda (nella spettacolare Ghandi Mannarino si scaglia, con una piccante ironia, nei confronti di un certo “buonismo da icona pop”), ci sono le scale multicolor e la samba di Rio de Janeiro (in Arca di Noè e Vivo) ma c’è anche l’atmosfera gioiosa delle feste di paese del Sud, dove si balla a piedi scalzi inebriati dal vino rosso (ne è un esempio la stupenda filastrocca di Babalù). Lungi dal fare l’internazionale per forza, Mannarino resta comunque legato alle sue origini da umile ragazzo di borgata: nascono con questo approccio pezzi come la maestosa apertura di Roma, dedicata ad una città sempre più allo sfascio dove a governare davvero sono personaggi che con la politica dovrebbero avere a che fare il meno possibile.

Apriti cielo è dunque un invito (con più di qualche riferimento a Capossela, tanto nel singolo omonimo come nella conclusiva Un’estate) alla volta celeste che ci sovrasta, affinché essa si espanda e ci abbracci in quanto esseri parte di un unico mondo, sullo stesso livello, senza bandiera né preghiera.

mannarino

Tracklist

1 Roma
2 Apriti Cielo
3 Arca di Noè
4 Vivo
5 Gandhi
6 Babalù
7 Le Rane
8 La Frontiera
9 Un’estate

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