La storia dei Soviet Soviet, la band italiana arrestata e deportata dagli USA perché ritenuta “clandestina”

Le nuove misure anti immigrazione messe in moto da Donald Trump fanno un’altra vittima, questa volta italiana, e ovviamente senza nessuna colpa: stiamo parlando dei Soviet Soviet, trio di artisti pesaresi che avrebbe dovuto tenere in questi giorni un mini tour americano in sette date, cancellato di punto in bianco perché i membri della band, al loro arrivo negli USA, sono stati ritenuti clandestini.

Ecco il lungo post su Facebook pubblicato qualche ora fa:

«Siamo atterrati a Seattle il pomeriggio dell’8 marzo. Ci siamo presentati ai controlli passaporti muniti dell’Esta , della lettera della nostra etichetta americana (con la quale il proprietario della label dichiarava che avremmo avuto una serie di concerti solo a scopo promozionale e non percependo pagamento) e l’invito scritto del SxSw di Austin».

Il primo a passare la frontiera, senza problemi, è il batterista Alessandro Ferri, poi tocca al chitarrista Alessandro Costantini e del cantante/bassista Andrea Giometti, che vengono però fermati più a lungo e interrogati dalle autorità locali.

Dopo circa 4 ore di interrogatorio ci hanno letto il verdetto. Avevano deciso di rimandarci in Italia e di negarci l’entrata negli Stati Uniti. Ci hanno dichiarato immigrati clandestini anche se la nostra intenzione non era quella di trovare lavoro sul suolo americano nè tantomeno quello di non tornare in Italia».

Purtroppo per i Soviet Soviet, la storia non finisce qui: ai tre sono stati sequestrati i cellulari ed è stato impedito di poter avvisare parenti e cari della loro situazione. Come se non bastasse, i tre sono successivamente stati arrestati.

Verso le 22:30 si sono presentati due ufficiali carcerari che ci hanno perquisito, ammanettato e portato in carcere tramite camionetta. Abbiamo passato la notte in cella scortati come tre criminali».

L’inferno è finito il giorno dopo, intorno alle 15, quando i Soviet Soviet sono stati finalmente rilasciati, e rispediti in malo modo in Italia. La motivazione la spiegano i tre su Facebook, in modo dettagliato:

Gli agenti si sono resi conto che l’ingresso a due dei sette concerti che avevamo in programma era a pagamento, questo è bastato per obbligarci a presentarci con i visti da lavoratori invece che con gli Esta. Abbiamo accettato questa decisione anche se abbiamo provato in tutti i modi a convincerli che i patti economici concordati erano diversa ma non c’è stato modo di convincerli. Da quel momento siamo diventati tre immigrati clandestini e siamo stati trattati come criminali.

Immediata la solidarietà dei fan americani della band sul post Facebook: nel corso delle ultime ore sono infatti stati a decine i commenti sconcertati arrivati sul social, fra cui “Non siamo più una grande nazione, vi chiediamo perdono. Vorrei tanto che tutta la costa occidentale diventasse parte del Canada!”.

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