Fabri Fibra – Fenomeno: la recensione di Ziomuro Reloaded

C’è tantissima carne al fuoco in Fenomeno, l’ottavo album di Fabri Fibra, ma l’impressione è che, almeno per stavolta, la quantità sia andata a discapito della qualità e che l’artista abbia dato vita ad un progetto confusionario e a tratti tutt’altro che rap.

Avendo trascritto i testi del disco la notte stessa in cui esso è stato pubblicato, ho avuto modo di analizzarli uno per uno, con la giusta dose di attenzione che un qualunque album di Fibra si merita: stiamo pur sempre parlando di uno che ha scritto un disco come Turbe Giovanili e, in tempi non sospetti, se n’è uscito con un prodotto difficile ma parecchio interessante come lo spigoloso Squallor. Partiamo dunque dal punto più debole del disco, quelle stesse liriche di cui Fibra sembra in realtà andare molto fiero.

Inutile prendersi in giro: le rime mancano, anche il rapper di Senigallia sembra infatti essere cascato in quella bruttissima (nuova) abitudine del rap italiano dove l’assonanza sostituisce la rima, come se stessimo parlando della stessa cosa. Un ulteriore grosso difetto dell’album, ma questa è più una mera questione di gusto, è legato all’uso e abuso dell’insostenibile trap (Invece no), che dopo il successo di gente come Sfera Ebbasta pare essere diventato il nuovo punto di riferimento del rap italiano. Per carità, davvero, per carità.

Gran parte dei pezzi presenti nel disco (Red carpet, Equilibrio, Fenomeno, Cronico) mettono in discussione il ruolo del rapper nell’attuale panorama italiano, ma senza particolari guizzi di creatività e, fra le altre cose, ripetono la stessa identica struttura (tre strofe + rispettivi ritornelli) senza lasciare all’ascoltatore nessun vero spunto di riflessione ma soltanto parole e frasi che, in alcuni casi, sfociano quasi nello stereotipo (i politici a Roma amano Totti, i bambini a Roma giocano coi topi). I pezzi piacevoli all’interno del disco in realtà non mancano ma sono fra di loro molto slegati e inframezzati da canzoni davvero difficili da ascoltare, salvate forse soltanto dall’alta qualità delle loro produzioni (sull’album hanno lavorato, molto bene, anche Takagi e Ketra, Bassi Maestro e Big Fish)

In linea generale, ho trovato una grossa incoerenza di fondo nel disco: Fibra (soprattutto in alcune recenti interviste) si erge a paladino di un certo tipo di musica, lancia frecciatine contro colleghi qua e là, e poi i pezzi che gli riescono meglio rappresentano proprio quello stesso genere da lui tanto criticato (la bellissima Pamplona, di fatto, nasce come tormentone, mentre il groove di Stavo pensando a te, per quanto piacevole, è decisamente poco “gangsta”); il punto più basso, in ogni caso, si raggiunge forse con le due invettive a fratello Nesli (Nessun aiuto) e alla madre (Ringrazio) dove il flow si perde completamente a favore di una sorta di flusso di coscienza senza capo né coda, per quanto duro e dal forte impatto emotivo.

In occasione dell’uscita dell’album, anche se forse non ve ne sarete accorti, “l’internet” ha tirato fuori un vecchio meme estratto da una puntata dei Simpson dove il Signor Burns, con indosso il capello del bulletto Secco, cercava di fare il ganzo giocando in modo forzato al ruolo del giovanotto. Personalmente non credo che Fibra abbia cercato, con il suo Fenomeno, di dimostrare un’età artistica che in realtà non si può più permettere di avere: penso piuttosto che, visti gli ultimi sviluppi e le recenti faide del rap italiano, Fabrizio Tarducci si sia sentito in dovere di sfoggiare un’immagine da rapper “vate” e vissuto che però non gli si addice proprio per nulla. Soltanto ritornando alle rime, abbandonando le ultime mode e recuperando le sue vere origini, Fibra potrebbe tornare a spaccare come un tempo. Per il momento nella sua musica dobbiamo sorbirci i pipponi di Saviano e i racconti delle sue vacanze al mare: i bei tempi in cui Fibra sborrava dentro le ragazze con il ciclo, purtroppo, sembrano essere molto lontani.

fabri fibra

Tracklist
01. Intro
02. Red Carpet (Prod. Neff-U)
03. Fenomeno (Prod. Takagi & Ketra)
04. Skit – Il Tempo Vola (Prod. Big Fish, Co-Prod. Alessandro Erba)
05. Money For Dope 2017 (Prod. Bassi Maestro)
06. Pamplona (Feat. Thegiornalisti) (Prod. Mace)
07. Equilibrio (Prod. Amadeus Platinum Boy)
08. Skit – Considerazioni (Feat. Roberto Saviano) (Prod. Bassi Maestro)
09. Cronico (Prod. Demacio “Demo” Castellon & Mike Turco)
10. Stavo Pensando A Te (Prod. Big Fish, Co-Prod. Rhade)
11. Lascia Stare (Prod. Shablo)
12. Dipinto Di Blu (Feat. Laioung) (Prod. Nebbia)
13. Invece No (Prod. Deleterio)
14. Ogni Giorno (Prod. 2Nd Roof)
15. Le Vacanze (Prod. Don Joe & Yung Snapp)
16. Nessun Aiuto (Prod. Rey Reel)
17. Ringrazio (Prod. Bot)

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7 pensieri su “Fabri Fibra – Fenomeno: la recensione di Ziomuro Reloaded

      1. fare le recensioni non è il mio forte :) Posso dirti che hai ragione in parte sui testi che mi sembrano meno belli che in passato. MA le melodie e i suoni sono SPLENDIDI, è un disco che ti entra dentro piano piano e che merita di essere ascoltato molte volte.
        (dalla tua rece toglierei l’ultima riga che trovo molto volgare senza bisogno di esserlo)

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      2. ciao Luca le mie recensioni sono fatte così non ci posso fare nulla, la frase ad effetto ci può stare e poi oh se i suoi vecchi testi sono così non ci posso fare nulla, mi spiace

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  1. cmq fidati, riascoltalo. Te lo dico perché anch’io come impatto iniziale ero rimasto abbastanza deluso e anche il singolo Fenomeno non mi prendeva. Al *esimo ascolto sto disco ti entra dentro come una bomba ed ora lo ascolto da mattina a sera e lo trovo vario, leggero musicalmente (ma curatissimo nei suoni) e intenso come significato. Un disco coraggioso e allo stesso tempo furbo, un piccolo gioiellino secondo me :)

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  2. Penso che con questo disco fibra abbia raggiunto il massimo,raggiungerà vendite inimagginabili qualche anno fa,ora si può togliere tutti i sassolini che ha,il disco a voi critici può non piacere ma questo non ha nessuna importanza,questo è un disco che arriva alla gente,anche a quella gente che odiava fibra,è la gente che fa il mercato discografico le vostre critiche non fanno ombra.

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