X Factor, Amici e il crisis management all’italiana

Se c’è una lezione che ho imparato lavorando all’estero è che esiste un abisso fra il nostro paese e il resto del mondo (Europa in primis) riguardo all’importanza data ai fattori esterni al mero obiettivo economico. A Milano, patria dell’imbruttimento, la parola d’ordine è fatturare: sembra uno stereotipo da pagina Facebook, ma è tutto terribilmente reale. Il dipendente deve portare a casa il risultato, poco importa se salta la pausa pranzo, passa l’intera giornata in ufficio, mette in secondo piano affetti, passioni, in breve la propria vita. Non esistono grossi spazi di manovra, il confronto è ridotto ai minimi termini, e in molti abbassano la testa, consci che si tratta dell’unica possibilità per sopravvivere.

Se un’azienda lascia da parte il fattore emotivo (suo e dei suoi dipendenti) e si presenta all’esterno come un’entità intoccabile, perfetta, votata alla massimizzazione dei guadagni, è probabile che nel momento in cui si troverà a dover affrontare una crisi sopraggiungeranno dei grattacapi. Se il sistema si incrina all’improvviso, infatti, c’è la possibilità che non esistano i mezzi adeguati per risolvere il problema: il bello è che se anche essi fossero a disposizione nell’immediato, poniamo a caso il vile denaro, potrebbero comunque non bastare. Spesso può essere sufficiente una parola, oppure un semplice gesto (perché no, un elegante silenzio stampa) a far sgonfiare una bomba pronta ad esplodere. La brand reputation, d’altra parte, si costruisce anche e soprattutto con piccole ma decisive accortezze che le persone riescono a percepire istintivamente.

In questo senso, gli ultimi polveroni che hanno sconvolto talent show come X Factor e più di recente Amici hanno messo in luce tutte le fragilità delle attuali produzioni televisive, evidentemente incapaci di confrontarsi con un nemico che difficilmente si sarebbero aspettate di incontrare: il contraddittorio e la messa in discussione del loro ruolo. Fino alle ultime edizioni dei rispettivi talent, infatti, tutto sembrava andare liscio: ad un certo punto, al programma di Sky Uno si è presentato Danilo d’Ambrosio e a quello di Canale 5 Morgan, due elementi disturbatori, due elementi pericolosi, da fare fuori, o per usare un termine un po’ più edulcorato, da screditare nel più breve tempo possibile.

Dopo la sua esperienza ad X Factor, D’Ambrosio si è infatti scagliato contro la trasmissione, rea di aver montato ad arte (facendosi peraltro sgamare) i video dei suoi provini e di essersi inventata di sana una pianta una verità tutta televisiva. A breve distanza temporale, anche il gruppo dei Jarvis ha avuto da ridire sul comportamento della produzione, scatenando un altro putiferio. Nel frattempo, alcuni dei dipendenti  sottolineavano in modo ironico sui loro social che, d’improvviso, le persone erano venute a conoscenza del montaggio televisivo, difendendo così (giustamente?) la trasmissione che stava loro assicurando uno stipendio.

L’interesse su questa scottante storia di X Factor 10 è poi scemato, lasciando spazio fra l’altro ad una delle edizioni più noiose e meno interessanti di sempre da un punto di vista musicale, tanto è vero che i suoi talenti (checché ne dicano i diretti interessati, i numeri parlano) sono spariti quasi da subito dalle classifiche.

Poi è arrivato Morgan ad Amici e, curiosamente, per la seconda volta nel giro di pochissimo tempo, un altro celebre talent è finito sotto accusa: quello che è successo già lo saprete, dopo l’ennesimo screzio con Maria de Filippi e la trasmissione Marco Castoldi, dipinto come l’uomo nero della casetta dei bianchi, è stato mandato via a calci in culo. Peccato che, contrariamente ai suoi deliri recenti (con lo stesso X Factor, fra l’altro) stavolta Morgan abbia lanciato un clamoroso merdone ad una trasmissione che, da anni, genera chissà quante migliaia di euro sfruttando il suo pubblico “medio” composto principalmente da ragazzine (soprattutto del Sud, e non venite a farmi le scarpe che sono mezzo calabro) e omosessuali.

Apriti cielo. Morgan non si sarebbe mai dovuto permettere di dire quello che in realtà molti pensano da tempo: la trasmissione è costruita, non c’è spazio per la creatività, le canzoni sono sempre le stesse, il programma è commerciale, i litigi sono montati ad hoc. Se la trasmissione non andasse perennemente in onda in differita, probabilmente le affermazioni di Morgan non se le cagherebbe nessuno: peccato soltanto che il pubblico decide il vincitore soltanto all’ultima puntata e, casualmente, i concorrenti carini e/o quelli che fanno i balletti sexy arrivano sempre fino alla fine.

 

Stiamo scoprendo l’acqua calda? Si e no, perché raramente certe realtà televisive hanno dovuto affrontare sfide così rischiose per la loro reputazione; l’eco mediatica di questi due casi ha portato i rispettivi programmi a shitshorm (“tempeste di merda”) da parte di quegli stessi utenti/blog/giornali (non tutti, sia ben chiaro) che prima pensavano di avere dalla loro parte ed erano convinti di sfruttare.

Maria de Filippi, nello specifico, avrebbe potuto far finta di niente o quasi, rilasciando un comunicato stampa conciso e diretto. E invece La Sanguinaria ha toppato clamorosamente, affidandosi a svariati dei suoi colleghi influencer (la Amoroso su tutti, ma anche Rudy Zerbi, Elisa, Luca Zanforlin, Boosta) per dare al suo pubblico, facilmente manipolabile, l’impressione che tutta la colpa fosse da imputare a Morgan, il solito “drogato” su di giri che semina zizzania in ogni programma dove finisce a lavorare.

Ragionando da un mero punto di vista utilitaristico, X Factor e Amici fanno benissimo a perseguire i loro fini, d’altra parte le persone che ci lavorano devono pur sempre arrivare alla fine del mese. Smonti il teatrino che abbiamo impiegato anni a costruire? Sei uno sfigato, ti quereliamo, così la chiudiamo nel più breve tempo possibile. La strategia, e questo è davvero incredibile, può durare nell’immediato ma non certo troppo a lungo: se le aziende (in questo caso produzioni tv) continuano a rispondere alle crisi con violenza e soprattutto supponenza c’è il rischio che ad una certa le persone si rendano conto della loro coda di paglia. Parole come”scusa” o “chiediamo perdono”, perché no dette anche in modo ipocrita, smonterebbero in tempo zero i bollenti spiriti delle controparti polemiche.

Messa in questi termini, sembra quasi che la necessaria “finzione” televisiva dovrebbe essere messa per sempre da parte, ma non è così. Ci vorrebbe davvero poco ai talent per riguadagnarsi quell’interesse e quella credibilità che piano piano hanno perso negli anni (se mai li hanno avuti): basterebbe avere più talenti veri e meno stereotipi, macchiette e/o casi umani. Il montaggio è necessario, l’importante è che rispecchi la realtà dei fatti. Pensare che il pubblico non si accorgerà mai di certe dinamiche (soprattutto nell’epoca dei social network) è un grave errore e potrebbe far crollare certi castelli di carte prima di quanto potreste immaginare.

 

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