X Factor: la maledizione della ragazza triste con l’ukulele

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Se anche voi, come il sottoscritto, seguite X Factor fin dalle sue primissime edizioni, vi sarete di certo resi conto che la trasmissione, particolarmente negli ultimi anni, non è evoluta nemmeno per sbaglio. Squadra che vince non si cambia, verrebbe da dire, se non fosse che da 4 anni (l’edizione di Lorenzo Fragola) il talent di Sky Uno è stato incapace di lanciare un vincitore valido che fosse uno. Ma non divaghiamo.

La ripetitività di un copione, si diceva. Quattro o cinque puntate di audizioni, un paio di Bootcamp, un Home Visit e poi, finalmente, la diretta. Ed è proprio nella prima fase, quella teoricamente più delicata, che ormai da diverso tempo la solfa è sempre la stessa, identica.

Il primo dei talenti a salire sul palco passa, il secondo no, poi arriva il caso umano da deridere. Se parte la standing ovation, scatta Dog Days Are Over di Florence & The Machine, se va male un pezzo un po’ cazzone tipo Rovazzi. Shakerate il tutto con qualche battuta a sfondo sessuale a favore di gif (e degli imbarazzanti social del programma, che fra l’altro hanno già “furbescamente” oscurato Asia Argento) e otterrete le ultime edizioni di una trasmissione che anno dopo anno ha perso qualunque appeal.

Evidentemente, sono io quello che ne capisce poco. Sono certo che nell’imponente sede di Sky a Rogoredo ci siano luminari della televisione pronti a illuminarmi su quanto io sia in torto. Eppure, da appassionato della trasmissione, sento di aver ragione almeno su un punto in particolare.

Sono infatti ormai diversi anni che X Factor ci propina un personaggio ormai macchiettisco: sto parlando della giovane concorrente che suona una ballad acustica. Il caso più noto, in questo senso, fu quello di Violetta Zironi e del suo ukulele. Ve la ricordate? Ecco se la risposta a questa domanda è no, probabilmente è giunto il momento di porsi qualche quesito.

Il copione si ripete, di anno in anno, senza cambiare di una virgola. La concorrente si presenta, racconta la sua storia, inizia a cantare, è calante ma siccome la sua canzone è triste e suona in acustico si trasforma improvvisamente in un’interprete straordinaria che fa commuovere la Maionchi. L’ultimo caso, ma soltanto in ordine di tempo, si è presentato lo scorso 6 settembre in occasione della prima puntata dei provini di X Factor 12 quando alle Audition ha partecipato tal Martina Attili.

 

 

Per giustificare la sua presenza in trasmissione e il suo inedito (identico a Cascare nei tuoi occhi di Ultimo, fra parentesi) Martina ha dovuto integrare al suo personaggio lo storytelling della Cherofobia, la paura (?) di essere felici. Il giochetto, ovviamente, ha funzionato, tant’è vero che ce la ritroveremo ai Bootcamp, che ha buone probabilità di passare. Magari non finirà nemmeno ai live, ma poco importa, l’effetto virale la trasmissione se l’è guadagnato.

 

 

Non stupisce, in ogni caso, più di tanto, la ricerca di questo tipo di personaggi da parte della produzione. Sarebbe infatti naif pensare che una macchina come X Factor non basi gran parte del suo successo anche e soprattutto su dinamiche televisive dopo tutto comprensibili. Ciò che sorprende, almeno dal mio umile punto di vista, è che talenti fondamentalmente mediocri possano davvero fare breccia nel cuore del pubblico.

 

 

Il rovescio della medaglia, per fortuna, è dietro l’angolo. Giunti ai live, l’hype creato su questo tipo di concorrenti svanisce magicamente e il talento, presunto o reale, dei diretti interessati, si rivela essere per quello che effettivamente è, cioè un fuoco di paglia. Se non ce l’ha fatta il gargarozzo di Licitra, che adesso gira per le migliori sagre della Sicilia, figuriamoci se possono sfondare le Birdy dei poveri. È un po’ una maledizione, in un certo senso. La maledizione della ragazza triste con l’ukulele.

 

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