Sam Smith da 10 e lode al Forum di Assago: la recensione del concerto

Non mi era mai capitato di commuovermi ad un concerto. C’erano riusciti, soltanto una volta, i Coldplay lo scorso anno sul palco del One Love Manchester con “Fix You”. Ma in quel caso, considerato il contesto, era dopo tutto una battaglia che avrebbero vinto in partenza. Non posso certo dire lo stesso, al contrario, dello straordinario concerto che poche ore fa il britannico Sam Smith ha tenuto al Forum di Assago.

 

 

Come già vi avevo raccontato in questa occasione, The thrill of it all, il secondo progetto discografico di Sam Smith (che da un album all’altro ha buttato giù una ventina di chili) è in assoluto il mio preferito del 2017. Non che, sia ben chiaro, il suo disco di debutto fosse brutto, tutt’altro. Il live di Sam Smith ad Assago è stato straordinario, dunque, proprio in funzione di un repertorio incredibile appartenente ad un artista che, partendo da una base pop-soul con forti influenze gospel ha anche sperimentato brani orchestrali, electropop (è il caso di Money on my mind, introdotta al concerto da una clamorosa chitarra rock) e EDM (Latch con i Disclosure, reinterpretata in veste acustica), dando prova di una rara versatilità.

 

 

E poi c’è la voce. Pare una banalità, me ne prendo la responsabilità, ma al netto della pessima acustica del Forum di Assago, Sam Smith dal vivo suona esattamente come il disco. E non ci troviamo di fronte ad un interprete qualunque: il timbro di Sam Smith si modula dalle note gravi dei pezzi più introspettivi (HIM, un inno, per una volta non banale, alla sua omosessualità) agli acuti e ai picchi esplosivi delle canzoni più gioiose o, dal lato opposto, che parlano del dolore più straziante. Un’estensione vocale che ciao.

Sam Smith si diverte come un bambino sul palco. Abbraccia la band (pazzesca, soprattutto i chitarristi), improvvisa coreografie con i coristi, lancia baci alle prime file, sorride, ironizza sul fatto che in molti di certo si sarebbero aspettati “un concerto di canzoni deprimenti”. È evidente che la cancellazione dei suoi live italiani di tre anni fa bruci ancora e che il cantante abbia deciso di recuperare ciò che è stato perduto, con gli interessi.

E poi c’è l’impianto scenico, che si anima con ogni singola canzone. Il palco si illumina a ritmo di musica, si riempie di una fitta nebbiolina sulle note del gioiello di The Thrill of it all, la magnifica Say it first, si trasforma in un gigantesco obiettivo alla 007 quando partono i solenni archi di The Writing’s on the wall (e, in questo senso, anche gli occhi di bue dall’alto, come un tocco divino, giocano un ruolo chiave).

 

 

A  fine concerto, Sam Smith scompare dietro il palco, per poi riapparire su un’altissima scala apparsa con un coup de thèatre, sulla quale sale per interpretate Palace, il pezzo scelto da Apple per il suo più recente spot natalizio e che racconta dell’amore visto come un palazzo che non ci si può mai pentire di aver costruito, nemmeno quando va male.

Il finale è lasciato alla hit Stay with me e al gospel di Pray, mentre dal soffitto cadono una pioggia di scintillanti coriandoli rossi e anche il pubblico dagli spalti decide finalmente di alzarsi in piedi .

 

 

Difficile, dico davvero, descrivere a parole in modo soddisfacente un live di questo tipo. Perché lo aspettavo da mesi, perché ci sono troppi contenuti, perché mi è piaciuto infinitamente, perché quando rimani senza parole, less is more, come si dice in gergo. Non mi era mai capitato di commuovermi ad un concerto. Non mi era mai capitato di commuovermi ad un concerto prima dei Coldplay. E di Sam Smith. Mannaggia a Scars.

 

Scaletta Sam Smith The Thrill of it all Tour Forum di Assago 

Burning
One Last Song
I’m Not the Only One
Lay Me Down
His Eye Is on the Sparrow
Omen
Nirvana
I’ve Told You Now
Writing’s on the Wall
Latch
Money on My Mind
Like I Can
Restart
Baby, You Make Me Crazy
Say It First
Scars
Midnight Train
HIM
Too Good at Goodbyes

BIS
Palace
Stay With Me
Pray

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