Christina Aguilera – Liberation: la recensione di Ziomuro Reloaded

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Christina Aguilera le ha vissute proprio tutte le fasi della classica pop star. Nata come teen idol, si è poi trasformata in femme fatale, in signora d’altri tempi, in ragazza ribelle e acida e in artista dance da club. In ordine sparso, chiaramente. Nonostante il suo immenso talento vocale e la freschezza di molte delle sue canzoni, non sempre per la buona e brava Xtina è andata a finire bene.

Dopo il grande successo (seppur non clamoroso) del magnifico Back to Basics, Christina Aguilera è sprofondata in un oblio da album flop che l’ha vista rapidamente scomparire dalle classifiche prima con il rischioso Bionic (2010) e poi con Lotus (2012). Liberation, uscito lo scorso 15 giugno, rappresenta da questa prospettiva non soltanto una liberazione, come il titolo suggerisce, ma una vera e propria rivalsa.

Già, perché l’impressione è che l’artista (una delle voci più incredibili del panorama femminile mondiale) abbia voluto prendere, con questo disco, una netta posizione nei confronti della musica pop di oggi. I fan, infatti, si sarebbero forse aspettati un sound più “usa e getta” e invece Christina, in barba agli stereotipi, ha tirato fuori un album pazzesco e ancor meno immediato rispetto al tanto bistrattato Bionic. Un album che la vede indossare una nuova veste, l’ennesima, quella di un’artista consapevole di ciò che funziona nel 208 ma che, allo stesso tempo, sa di voler (e poter) fare quello che le pare.

Il mood di Liberation era nell’aria fin dalla pubblicazione dalla particolarissima Accelerate, il singolo di lancio con Ty Dolla $ign e 2 Chainz. Il pezzo “che non parte mai” ha il tocco inconfondibile della produzione di Kanye West e si sviluppa su diversi livelli, senza però mai sfiorare il pop manco per sbaglio e andando in realtà a toccare ben altre corde urban, di cui è intriso il disco.

Il disco, nel suo complesso, è infatti strutturato come certi cari vecchi album del passato, con una gran bella dose di soul, ricchi campionamenti e tanti skit. Notevoli, da questo punto di vista, Pipe con XNDA, Like I do (che richiede però più di un ascolto) e Deserve. Com’è sua abitudine, tuttavia, Xtina dà ancora il meglio di sé quando trasforma la sua voce in uno strumento blues toccando note altissime. Queste spruzzate di “sprock” si declinano nelle splendide Maria, ispirata a The Sound of Music di Julie Andrews, Sick of Sttin’ o ancora nel magnifico duetto Fall in line con Demi Lovato, il cui key-change alla fine resta uno dei momenti più emozionanti di tutto il progetto.

Fra i pregi maggiori di Liberation c’è quello di essere un progetto corposo, coerente, chiaroscuro come la sua copertina ma assolutamente e completamente a fuoco. “Devo essere una sorta di masochista, per farmi del male in questo modo” grida Christina, in una delle tracce conclusive del disco. In effetti è vero, un album così, lontano dalle logiche trap ed electropop dominanti, potrebbe essere un progetto kamikaze. Ma alla fine dei conti, chi se ne frega? Se questo è il risultato della liberazione da certe dinamiche radiofoniche, ben vengano lavori come che Christina Aguilera ha appena tirato fuori, povero di potenziale commerciale ma stracolmo di contenuti. Uno schiaffo alle regole di un pop ormai stantio.

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