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James Blake – The Colour in Anything: la recensione di Ziomuro Reloaded

Qualche settimana fa un mio amico mi ha invitato ad un incontro buddista: ho conosciuto quattro o cinque persone tutte, bene o male, legate da un qualche tormento personale, dal semplice “devo mettere a posto casa” a “devo superare la scomparsa di mio fratello”. Tutti, in un modo o nell’altro, cercavano di dare un senso alle loro esistenze rivedendosi in un tutto superiore, una ragione di esistere che legava ogni essere esistente, recitando un mantra iniziale per mettersi in contatto con l’universo circostante.

Questa mattina, ho perso mio nonno. Questa notte, è uscito il nuovo disco di James Blake, intitolato The colour in Anything: le due cose sembrano totalmente scollegate, ma in fondo io una ragione d’essere l’ho trovata. Sarà il mio amore sconfinato per la musica ad avermi portato a intessere, a partire da alcune canzoni in particolare di questo disco “tosto”(dai toni del grigio e del seppia proprio come la copertina) relazioni con le emozioni che stavo vivendo.

17 tracce (forse troppe, soprattutto per un cuore già provato) che scavano nella memoria e planano verso terre lontane, distantissime, i cui echi si scontrano come onde contro le spiagge di un mare tempestoso e costruiscono meravigliose metafore (“mi vuoi conoscere come le onde conoscono le rive” Blake canta in Waves know shores) o dove i fantasmi del passato si scontrano con un presente che corre troppo rapido (“non usare la parola per sempre” è lo straziante invito di f.o.r.e.v.er., costruita solo su voce e piano).

Rendimi uno, con il tutto, questo è uno dei tanti principi su cui si basano buddismo e meditazione, e in effetti un certo panismo lo ritroviamo anche nel disco dell’artista: in I Need a forest fire (in collaborazione con Justin Vernon aka Bon Iver, che di boschi e natura se ne intende) la natura è benigna e matrigna contemporaneamente, ci crea e ci salva ma allo stesso tempo ci spinge a darle fuoco, perché essa si dimentica quali sono le nostre necessità. Si prende quello che ci dà e si ricomincia da zero, insomma.

La ricerca dei colori, di qualunque sfumatura essi siano, non è facile: per trovare una ragione di esistere ci si deve scontrare contro il vuoto, lasciato appunto dall’abbandono improvviso di una persona cara, come nella meravigliosa Radio Silence, dallo spiccato sound soul, dove la mancanza dell’altro è espressa come il suono di un silenzio radio nel proprio cuore.

Come manifestare in musica sentimenti tanto forti e contrastanti? Innanzitutto, con la ripetizione, quasi maniacale (proprio come un mantra) delle stesse frasi, a replicare  in un certo senso quella sensazione di oppressione costante che viviamo dentro la nostra testa dove, incontrollati e incontrollabili, si ripetono sempre gli stessi ossessivi pensieri. Ma, se vi è mai capitato, ripetendo le stesse frasi all’infinito a volte razionalizziamo il dolore, svuotando completamente di significato quelle stesse parole, per quanto semplici e banali. E non servono grandi produzioni o strombazzamenti, a volte basta solo l’accostamento di voci cacofoniche e vocoder (come nel caso della conclusiva e straniante Meet me in the maze, che mescola la Bjork di Medulla a Imogen Heap).

James Blake costruisce così con il suo The colour in anything un disco a tratti ossessivo, sintetico, dove ogni parola è calibrata e ha il peso di un macigno, un po’ come se invece di canzoni avessimo davanti le poesie di un autore simbolista. Un album emozionante, da ascoltare una volta, da lasciare macerare, e da riprendere in mano, se e quando le situazioni della nostra vita ce lo richiederanno, cosa che farò di sicuro. Personalmente, penso che il mio Nirvana sia ancora piuttosto lontano,  ma se da domani non iniziassi a cercare il colore nel tutto probabilmente significherebbe che io da tutte queste esperienze non ho imparato un bel niente. E sarebbe un grande peccato.

 

james blake

Tracklist

1 Radio Silence
2 Points
3 Love me in whatever way
4 Timeless
5 F.O.R.E.V.E.R
6 Put that away and talk to me
7 I hope my life (1-800 mix)
8 Waves know shores
9 Choose me
10 I need a forest
11 Noise above our head
12 The colour in anything
13 My willing heart
14 Two men down
15 Modern soul
16 Always
17 Meet you in the maze

4 pensieri su “James Blake – The Colour in Anything: la recensione di Ziomuro Reloaded

  1. Dato che hai individuato il grigio nell’album, Salmo 66:10.
    Credo che con la musica tu possa trovare grande pace e sollievo dalle afflizioni. La tua recensione mi sta piacendo ;)

    Mi piace

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