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Franco Battiato live in IULM: recensione, scaletta, foto e video

È soltanto un mezzo peccato che all’ultimo momento il concerto di Franco Battiato presso la Cascina Moncucco, sotto le stelle meneghine, sia stato spostato nella ben più istituzionale cornice dell’Auditorium dell’Università IULM di Milano: nonostante il cielo stellato (si fa per dire, visto l’inquinamento luminoso metropolitano) sia stato sostituito dai pannelli ai due lati del salone, il live non ha certo lesinato in intensità, regalando al pubblico emozioni e suoni che forse si sarebbero dispersi in un ambiente all’aperto. Al contrario, abbiamo assistito a più di un’ora e mezza di musica pura e rarefatta, una delle ultime manifestazioni della canzone d’autore italiana (quella vera) ancora in circolazione.

L’occasione, più unica che rara, è stata la cerimonia di riapertura di una delle più antiche cascine di Milano, ristrutturata e rifunzionalizzata dal Comune per diventare, oltre ad una nuova residenza studentesca, anche un nuovo spazio di innovazione, creatività e aggregazione culturale per una città mai paga di eventi ed happening.

Non appena sale sul palco, il Maestro Battiato inizia subito a muovere le mani come un direttore d’orchestra, esprimendo anche a gesti i molteplici significati delle proprie canzoni (19, in totale, i brani in scaletta) e dando indicazioni ai musicisti a volte in maniera quasi scorbutica, come solo un grande capo può permettersi di fare. Lungi dal starsene imbambolato a cantare (che voce, ragazzi, a tratti è indistinguibile dal disco) gioca, sorride, scherza con il pubblico, si prende in giro (“non sto facendo Buddha, volevo solo cambiare posizione!” o ancora “per me Prospettiva Nesvski era una cacata di canzone!”) e racconta aneddoti simpatici sulla sua carriera, anche se a dire la verità sembra molto più lucido quando canta rispetto a quando parla. Magie che solo la musica può fare, mi viene da pensare.

Il live in IULM si apre con L’ombra della luce, le luci si spengono, cala il silenzio, ed un profondo senso di angoscia inizia ad aleggiare su noi seduti sulle poltrone (la canzone è veramente straziante); siamo davanti per la maggior parte dei casi a canzoni crepuscolari che parlano di buio, solitudine, guerra e abbandono. Lo spazio per il battito di mani a tempo è veramente ridotto all’osso (L’era del cinghiale bianco è un’eccezione) a tal punto che non ci viene concesso di poter cantare nemmeno Voglio vederti danzare, assente giustificata dalla setlist visto che in molti fra gli studenti presenti, probabilmente, l’hanno scoperta con il remix di Gigi d’Agostino.

Il punto di massimo impatto emotivo, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non viene raggiunto da La Cura (pur apprezzata, qui sotto il video completo) quanto piuttosto da La canzone dei vecchi amanti, cover di La chanson des vieux amants di Jacques Brel, brevemente intonata in lingua originale da Battiato: è qui infatti che parte il primo applauso a scena aperta, suscitato oltre che dalle prime note del pezzo anche dall’improvviso cambio di luci, che incendiano il teatro con il fuoco rosso della passione.

Terminata E ti vengo a cercare, Franco Battiato abbandona il palco per tornare pochissimi secondi dopo con Un irresistibile richiamo: l’artista si congeda poi definitivamente dal pubblico con Le nostre anime (“pezzo notevole, questo!”) fuggendo poi via senza nemmeno salutare o fare un inchino, come la più controversa e controcorrente delle rockstar in circolazione.

Qui sotto trovate la scaletta completa del concerto, oltre ad una ricca gallery fotografica e i video più belli della serata.

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Scaletta Franco Battiato Auditorium Università IULM Milano 15 settembre 2016

L’ombra della luce
Le sacre sinfonie
L’oceano di silenzio
Stati di gioia
Lode all’inviolato
Il re del mondo
Prospettiva Nesvski
Segnali di vita
Te lo leggo negli occhi
La canzone dei vecchi amanti/La chanson des vieux amants (cover Jacques Brel)
L’animale
La stagione dell’amore
Gli uccelli
La Cura
L’era del cinghiale bianco
E ti vengo a cercare

BIS
Un irresistibile richiamo
Io chi sono
Le nostre anime

 

 

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