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The Weeknd – Starboy: la recensione di Ziomuro Reloaded

A The Weeknd piace un sacco la figa. D’altra parte, con una ex fidanzata come Bella Hadid, non avrebbe potuto essere altrimenti (e come biasimarlo?). Peccato solo che l’artista canadese, una delle più grandi e luminose stelle dell’r&b contemporaneo, ci tenga a ricordarcelo un po’ troppo spesso con le sue canzoni, soprattutto in tempi più recenti, come successo nel caso del suo ultimo disco (il terzo della sua carriera), intitolato Starboy.

La forza di The Weeknd è sempre stata una combo micidiale fra una voce pulita, quasi celestiale, e dei testi sovente pesantissimi, incentrati sull’abuso di sostanze stupefacenti e una vita sempre al limite, fra prostituite, alcol e party sfrenati. Il meglio della musica di questo eccelso interprete è sempre scaturito quando l’artista si è messo a scavare nel marcio, regalandoci piccoli capolavori come il disco d’esordio Kiss Land o la straordinaria The Hills, contenuta in Beauty behind the madness (qui la recensione di Ziomuro, a proposito). In occasione dell’uscita della sua più recente fatica discografica, purtroppo, The Weeknd ci ha illuso di avere in mano il disco che gli avrebbe rivoluzionato la carriera, facendoci inizialmente annusare sonorità per lui assolutamente inedite e soprattutto originali che in Starboy, a dire il vero, si apprezzano soltanto in un paio di casi, rendendo così il progetto il più grande coitus interruptus musicale dell’anno.

Il primo ascolto del singolo di lancio Starboy (impreziosito dalla presenza, delicatissima, dei Daft Punk) e soprattutto di False Alarm, ci aveva fulminato: in particolare nel caso del secondo pezzo, ci trovavamo finalmente ad un The Weeknd sperimentatore capace di provare strade assurde e totalmente diverse al genere soul con cui era nato. Il magnifico video di False Alarm, girato in soggettiva, era la sua ulteriore dimostrazione che non per forza sarebbe stato necessario accompagnare una canzone che parla di ragazze “interrotte” con tette, culi e pali da lapdance.

Nell’album sono di fatto presenti dei momenti molto piacevoli, ma molti meno di quelli che ci saremmo potuti aspettare, e per di più con un sound non particolarmente incisivo: nel caso di Rockin’, per esempio, si balla di gusto come se ci trovassimo di fronte ad un nuovo singolo dei Disclosure (incredibile ma vero, qui non ci sono loro ma Max Martin), mentre su I Feel it Coming si ritorna alle atmosfere di Random Access Memories (sempre con i Daft Punk) in funzione di un chiaro omaggio a Michael Jackson. Peccato che il tutto sia costantemente condito di gambe aperte e cosce da scaldare a colpi di lingua, e non solo.

Il resto del disco, in effetti, è interamente composto da brani dove The Weeknd ricalca tutti gli stereotipi del genere (l’electro funky di A lonely Night e Love to Lay, le ormai insostenibili basi trap di Six feet Under, All I Know e Reminder) sottolineando con i suoi testi quanto gli piaccia scopare con donne pericolose e dipendenti dal sesso o dalle sostanze stupefacenti, proprio come il personaggio che si è voluto creare. Va già meglio quando The Weeknd scende un po’ dal suo piedistallo da machoman (Nothing without you) e confessa le sue debolezze con un electro-soul più delicato e decisamente più nelle sue corde ma, appunto, non è questo il mood dominante dell’album.

Starboy, in potenza, prometteva benissimo: fenomenali singoli di lancio, collaborazioni da 10 e lode (fra gli altri anche il prezzemolo Kendrick Lamar in Sidewalks, e una rantolante Lana del Rey nella piacevole Stargirl Interlude), un hype costruito a regola d’arte con preview, sorprese, buzz singles, persino un mini film. Il fatto che è Abel Tesfaye (questo il suo vero nome) si è concentrato, almeno questa volta, ad auto incensare le sue doti di seduttore sulle note di canzoni che faticano a rimanere in testa, anche dopo il terzo o quarto ascolto, e tutto questo nonostante delle produzioni di tutto rispetto. Starboy rappresenta dunque un passetto indietro per l’artista, che con il suo precedente disco aveva mantenuto quel certo livello di “sporcizia” chiave di lettura di gran parte della sua musica fino a questo punto.

 

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Tracklist

Tracklist:
1. Starboy
2. Party Monster
3. False Alarm
4. Reminder
5. Rockin’
6. Secrets
7. True Colors
8. Stargirl Interlude
9. Sidewalks
10. Six Feet Under
11. Love To Lay
12. A Lonely Night
13. Attention
14. Ordinary Life
15. Nothing Without You
16. All I Know
17. Die For You
18. I Feel It Coming

 

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