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Ligabue – Made in Italy: la recensione di Ziomuro Reloaded

Poco importa che Ligabue sia di quelli in grado di riempire un intero parco urbano o una gigantesca spianata, accogliendo centinaia di migliaia di persone in un colpo solo: l’artista è rimasto umile e soprattutto fedele alle proprie origini e ce ne ha dato dimostrazione con il suo ultimo disco, intitolato Made in Italy, il suo primo vero concept album interamente dedicato al nostro paese, tanto bello quanto problematico.

In Made in Italy Ligabue gioca il ruolo di Riko, uomo sull’orlo della disperazione costretto a vivere di tante piccole gioie quotidiane ma anche, in parallelo, a convivere con un malessere viscido e una frustrazione costante nei confronti di chi ce l’ha fatta, al contrario di lui (se ne parla ne La Vita facile). L’album è dunque il ritratto di un’Italia, o meglio di un’Italietta, carica di false speranze politiche (“e un altro che promette più figa e meno tasse” canta in Mi chiamano tutti Riko) e dove ci si riduce, egoisticamente, a gioire di essere in grado di mantenere il proprio umile posto di lavoro anche a discapito di colleghi e amici (Meno male).

Le Vittime e complici, come racconta nella canzone omonima, siamo dunque un po’ tutti noi, che ci adattiamo alle circostanze, senza mai permetterci il diritto, per non dire il lusso, di alzare la testa: l’umanità italiana che si presenta è in sostanza costituita da codardi e uomini tanto piccoli da riuscire a godere di un malanno da ospedale (I miei quindici minuti) per potersi guadagnare un po’ di attenzioni e gossip da parte di amici, parenti e del paesotto di provincia in generale.

Sia ben chiaro, l’Italia di Ligabue non è fatta di disperati, ma soltanto di poveri diavoli che cercano di tirare avanti, inconsapevoli delle reali potenzialità del proprio paese, della propria cultura e del loro spirito, unico e inimitabile: in È venerdì non mi rompete i coglioni, per esempioRiko si ribella (in modo geniale) alla routine  e alle futili lamentele della moglie, mentre nella title track, forse il pezzo più belo del disco, si celebra il nostro paese e le sue meraviglie con un mirabile gioco ad incastro e un rinnovato senso di speranza (nonostante i continui ritardi di Trenitalia-merda).

Made in Italy è in sostanza una celebrazione, dopo tutto gioiosa e ben costruita, di un paese colmo sì di contraddizioni e malanni ma anche di paesaggi e monumenti immutabili, una Giungla da ammirare con il giusto distacco, magari sorseggiando un buon bicchiere di Lambrusco.

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Tracklist

01. La vita facile
02. Mi chiamano tutti Riko
03. È venerdì, non mi rompete i coglioni
04. Vittime e complici
05. Meno male
06. G come giungla
07. Ho fatto in tempo ad avere un futuro (Che non fosse soltanto per me)
08. L’occhio del ciclone
09. Quasi uscito
10. Dottoressa
11. I miei quindici minuti
12. Apperò
13. Made in Italy
14. Un’altra realtà

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