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Fedez e J-Ax – Comunisti col rolex: la recensione di Ziomuro Reloaded

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A pochi giorni di distanza dalla beef esplosa fra Fedez e J-Ax e Marracash e Gué Pequeno, il buon Inoki, rapper di punta della scena italiana underground, ha regalato su Facebook un video sfogo clamoroso nel quale dava ai suoi colleghi una gigantesca lezione sul significato dell’hip hop, sulle sue origini e sul ruolo del rap come elemento disturbatore e in grado di cambiare la società e il mondo.

Per analizzare nel modo corretto Comunisti col rolex, il primo album congiunto del giudice di X Factor e quello di The Voice, è dunque necessario partire da queste affermazioni, perché all’interno del disco, se proprio vogliamo essere precisi, di rap duro e puro non c’è un bel nulla. L’album, che ha una quantità infinita di contenuti sui quali disquisire, è in effetti un’enorme operazione di marketing, un progetto a tratti sinceramente geniale che, tuttavia, avrà fatto di certo storcere il naso ai puristiPartiamo da un presupposto: J-Ax, ma soprattutto Fedez, sono due gran furbacchioni. Entrambi gli artisti conoscono alla perfezione il proprio pubblico e le dinamiche dell’attuale mercato discografico, così come il prezioso popolo del web che ai due ha regalato centinaia di meme da cui trarre spunto per dare vita a canzoni immediate, nelle quali un qualunque “2000” si sarebbe immediatamente immedesimato.

Difficilmente troveremo nel corso di questo 2017 un disco più orecchiabile: ogni singola canzone è stata abilmente costruita per diventare un potenziale singolo e rimpinguare le casse dei due “comunisti” che hanno (giustamente) trovato la chiave per garantirsi un successo assicurato. Il problema è che, se proprio vogliamo essere sinceri, sembra quasi che l’album sia stato scritto in collaborazione con pubblicitari ed esperti di marketing più che dai due stessi artisti.

Fin dal primo ascolto di Vorrei ma non posto (ve ne ho parlato qui nel dettaglio) è stato chiaro a tutti gli addetti del settore che dietro al progetto ci fosse la necessità da parte di Algida di massimizzare i guadagni (o “fatturare” come dicono i manager milanesi) dando vita ad un tormentone che avrebbe creato buzz sullo spot e di conseguenza sul gelato. Ogni singola mossa che ha seguito la pubblicazione del singolo dell’estate 2016 ha confermato questa teoria.

Prima è arrivata Assenzio, furba collaborazione dal ritornello moombathon (l’ennesimo) con l’acchiappa ragazzine Stash e l’acchiappaindie Levante, poi la geniale Comunisti col rolex (una Funkytarro 3.0) che cita, fra gli altri, i fenomeni del web Gianluca Vacchi e un simpatico giapponese diventato celebre dopo che il suo assurdo video aveva fatto il giro della rete lo scorso anno. L’approccio con cui affrontare tutti, e ribadisco tutti i pezzi dell’album, è proprio questo, ovvero un certo distacco legato al fatto che dietro questa musica non c’è davvero nulla di spontaneo.

Anche le collaborazioni del disco contribuiscono ad avvalere questa tesi: Fedez e J-Ax hanno infatti voluto prendere con sé artisti che avrebbero attratto le masse (come Alessandra Amoroso in Piccole cose o Arisa in Meglio tardi che mai) o che avevano evidente bisogno di una botta promozionale (nel caso di Cuore Nerd con Alessia Cara e L’Italia per me con Sergio Sylvestre, ispirate all’hip hop contemporaneo di Macklemore) ognuno inserito, in modo certosino, all’interno di un pezzo adattissimo alle sue corde, a tal punto da risultare quasi scontato.

I temi del disco (l’eterna lotta città/periferia, le contraddizioni della società e della politica italiana) diventano quindi un puro pretesto e un contorno per sviluppare pezzi che, più che utilizzare le rime, sfruttano riferimenti popolari e assonanze, una brutta moda diventata ormai certezza all’interno del rap italiano da classifica. La scrittura dei testi e la loro costruzione, in ogni caso, è un marchio di fabbrica di Fedez e J-Ax ed era un elemento che, ascoltata Vorrei ma non posto, avremmo comunque dato per scontato all’interno dell’album.

Comunisti col rolex è in sostanza un brutto disco? No, in ogni caso: lo sarebbe stato se si fosse trattato di un insieme di canzoni noiose e standardizzate, come per esempio avviene nel caso della trap di Sfera Ebbasta e delle sue decine di copycat. Vi prego in ogni caso di non chiamarlo rap, sarebbe uno sgarbo nei confronti di quegli artisti che nel corso degli anni ne hanno fatto un’arte. Notorious B.I.G., 2Pac, Joe Cassano, Inoki hanno scritto dischi da soli, in mezzo alle strade, fra un graffito, una gara di freestyle e pure qualche sparatoria. J-Ax e Fedez, al contrario, hanno dato vita alla loro ultima fatica discografica all’interno di un freddo e imbruttito ufficio milanese, circondati da abili manager in giacca e cravatta. Citando il poeta “è solo musica del cazzo”.

 

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Tracklist

1. Assenzio feat. Stash e Levante
2. Comunisti col Rolex
3. Il giorno e la notte feat. Giusy Ferreri
4. Senza Pagare
5. Fratelli di paglia
6. Tutto il mondo è periferia
7. Milano intorno
8. Vorrei ma non posto
9. L’Italia per me feat. Sergio Sylvestre
10. Musica del cazzo
11. Piccole cose feat. Alessandra Amoroso
12. Cuore Nerd feat. Alessia Cara
13. Anni Luce feat. Nek
14. Meglio tardi che noi feat. Arisa
15. Allergia feat. Loredana Bertè
16. Pieno di Stronzi

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