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Sigur Rós in concerto all’I-Days Festival di Monza: recensione, scaletta, foto e video

Takk, e sei in pole position [cit]

La quarta volta che ho avuto l’opportunità di vedere Marco Mengoni esibirsi su un palco è stato lo scorso anno, durante un concerto gratuito organizzato da Mtv in Piazza del Duomo: fra le centinaia di ragazzine che mi circondavano ce n’era una, me lo ricorderò per sempre, che ha iniziato a disperarsi, letteralmente, appena l’artista è salito sul palco. Giuro, i lacrimoni. Ecco, di singhiozzi io ne ho sentiti parecchi anche ieri sera, nel corso di un live da pelle d’oca, ma stiamo ovviamente parlando di due approcci alla musica completamente diversi. Già, perché quello che i Sigur Rós hanno tenuto poche ore fa nella cornice dell’i-Days Festival al Parco di Monza è stato molto di più di un semplice concerto.

Preceduti dai set di (fra gli altri) Låpsley, Shura e dei bravissimi Stereophonics (qui potete leggere la mia recensione del loro concerto!), i Sigur Rós hanno regalato al loro pubblico italiano una sola, indimenticabile tappa del loro tour mondiale, un live-evento da incorniciare che ha attirato nella cittadina lombarda migliaia di persone da tutta Italia: c’erano veneti, toscani, siciliani, milanesi e napoletani, tutti riuniti per godersi una celebrazione artistica, ancora prima che un concerto, oserei dire quasi una solenne messa dove al posto dell’incenso e dell’organo c’erano gli effetti di fumo e gli strumenti suonati dagli islandesi Jón “Jonsi” Þór Birgisson, Georg Hólm e Orri Páll Dýrason.

Un concerto dei Sigur Rós, mi pare di avere capito, può essere apprezzato solo in religioso silenzio, in alcuni casi (come il ragazzo alle mie spalle) persino ad occhi chiusi, oppure con la testa chinata, come fanno le persone quando ti ascoltano con attenzione o leggono, incuriosite, la didascalia dell’opera d’arte all’interno di un museo. Non c’è spazio per cantare (anche perché, provateci voi con le note spaziali che emette Jonsi, per di più nell’immaginaria lingua hopelandic), nemmeno per battere le mani a tempo: il pubblico della band è piuttosto nazista e zittisce chi osa iniziare ad applaudire o fare casino prima che la composizione non sia arrivata alla sua definitiva conclusione, nonostante in certi momenti l’applauso a scena aperta ci stia tutto.

Il live, composto da 12 canzoni, ha come punto di forza (o, meglio, come elemento costituente) dei visual sinceramente magnifici, che sembrano raccontare in maniera molto suggestiva la storia di una personalità frammentata e inquieta, con una figura umana che ogni tanto si staglia sullo sfondo per poi scomporsi in un miliardo di pixel. Boschi, paesaggi in divenire (nel magnifico intro di Óveður) fulmini, effetti psichedelici al limite dell’attacco epilettico completano un quadro che, purtroppo, non è facile da descrivere in maniera esaustiva a parole. L’unica grossa delusione è la mancanza di Hoppipolla (il loro pezzo più celebre, ma immagino si siano stancati di suonarla come un’Albachiara qualunque) e di grandissima parte dei pezzi contenuti nel loro ultimo disco Kveikur, ma dopo tutto poco importa.

Un concerto di questo tipo, ma me l’avevano già accennato, è dunque una sorta di esperienza mistica che qualunque appassionato di musica dovrebbe fare almeno una volta nella vita. Contentissimo me per esserci stato, si è trattato senza ombra di dubbio di uno dei 5 live più belli ai quali io abbia mai assistito. Certo, senza esagerare: io mica ho avuto due crisi di Stendhal come la ragazza accanto a me, anche se la posso capire.

Qui trovate scaletta, foto e video del concerto dei Sigur Rós all’i-dazs Festiva: c’eravate anche voi?

Scaletta Sigur Rós I-Days Festival Parco di Monza 9 luglio 2016

Óveður
Starálfur
Sæglópur
Glósóli
Vaka
Ný Batterí
E-Bow
Festival
Yfirborð
Kveikur
Hafsól

BIS

Popplagið

 

Glosoli #sigurros #idays16 #idaysfestival2016 #monza #parcodimonza #music #concert

A video posted by Ziomuro Reloaded (@ziomuro) on

 

 

4 pensieri su “Sigur Rós in concerto all’I-Days Festival di Monza: recensione, scaletta, foto e video

    1. ciao Aleksei e grazie del commento. Personalmente sto cercando di fare della mia passione un lavoro e (anche se non è mai successo) faccio sempre un sacco di video e foto sui social anche nella speranza che qualcuno di importante mi noti. Detto questo io personalmente me lo sono goduto lo stesso!

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  1. eravamo veramente stretti davanti… un GRAZIE di cuore al tipo davanti a me che con estremo senso di civiltà e generosità copriva la visuale a quelli dietro per fare i suoi bellissimi video con lo smartphone. Certo potevo dirglielo, ma non volevo rovinarmi l’effetto mistico di un concerto del genere parlando con un mentecatto così. Ma voi che continuate a sbracciarvi come degli oranghi non pensate minimamente alle persone intorno a voi no eh? andate a

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    1. ciao Ernesto, io non credo di essere la persone di cui parli per un motivo semplice: cerco sempre di fare video nella maniera più discreta possibile, poi sono piccolino e non faccio lo stronzo

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