Jay-Z e Beyonce (The Carters) – Everything is love: la recensione di Ziomuro Reloaded

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Si parla di 4 anni fa. New York. Un after party esclusivo, subito dopo il patinatissimo Met Gala. Solange Knowles entra in ascensore con il cognato Sean Carter in arte Jay-Z, le porte si chiudono, partono i pugni e i calci. La scena viene ripresa dalle telecamere di sicurezza dell’hotel e fa rapidamente il giro del web.

 

 

Il perché di tanta rabbia da parte di Solange si scoprirà due anni dopo, quando Beyoncé pubblicherà Lemonade, il suo sesto album nonché secondo capolavoro di fila dopo lo straordinario BEYONCE. Jay-Z, per quanto possa sembrare assurdo, è un marito fedifrago. Jay-Z ha tradito la moglie, artista dall’indubbio talento, carisma e fascino. Protagonista della scappatella è una biondina, forse bianca, la famigerata “Becky with the good hair” di cui Queen B parla in Sorry.

Everything is love, il primo album congiunto del duo più potente della musica mondiale, giunge proprio per rimettere insieme i cocci di una relazione che, in realtà, non sembra aver mai vissuto lo scossone ma che, al contrario, ha sfruttato la crisi coniugale come geniale stimolo di business.

Del disco se ne parlava ormai da tempo, ma era stato soltanto in occasione di un’intervista fiume di Jay-Z concessa al New York Times che i fan avevano finalmente avuto la conferma che ci fosse effettivamente qualcosa di grosso che stava bollendo in pentola. Una terapia di coppia musicale, in breve, che avrebbe riportato Jay-Z e Beyoncé nuovamente sul palco insieme in occasione del loro secondo tour mondiale congiunto (l’On The Run, che a settembre 2014 aveva toccato l’Europa soltanto in due occasioni, allo Stade de France di Parigi).

Inutile nascondere che il risultato finale è ben diverso da quello che chiunque si sarebbe potuto aspettare. I The Carters (così ora bisogna chiamarli, anche solo per semplicità) hanno infatti scelto di salire sul carro dei vincitori abbandonando almeno per un po’ l’r&b suadente e l’hip hop old skool per sperimentare con la trap. Le 9 tracce che compongono Everything is love (più la bonus track Salud!) sono dunque cupe, oscure, caratterizzate dall’ormai onnipresente rullante, e tutto tranne che immediate (FRIENDS, gioiellino che cresce ascolto dopo ascolto, ne è un esempio lampante).

Ci vogliono almeno una decina di ascolti per apprezzare l’album ma, ed è innegabile, anche l’undicesimo non sembra darcene una chiave di lettura soddisfacente. Dimenticatevi dunque le strizzatine d’occhio al pop di Deja Vu o gli sculettamenti di Single Ladies. I due ci concedono dolcezza, musicale  solo nell’introduttiva SUMMER, con il suo r&b lounge di vecchio stampo, per il resto tutto Everything is Love è un disco ruvido, diretto, che lungi dal parlare d’amore si focalizza sull’autocelebrazione dei The Carters come coppia più potente del mondo.

Il messaggio che hanno voluto lanciare è chiaro: non ce ne frega un cazzo di raccontarvi quanto siamo innamorati, ma piuttosto di come siamo arrivati in cima. Se ne parla in maniera piuttosto diretta nella devastante APESHIT, dove per la prima volta sentiamo Beyoncé rappare. Lo stesso discorso si ripete nella traccia più debole e ripetitiva del disco, NICE (“se me ne fregasse un cazzo dei numeri dello streaming, avrei messo Lemonade su Spotify“) e su BOSS (“i nostri pronipoti sono già sulla lista di Forbes“). Lo spazio al confronto fra i due viene lasciato solo nel brano conclusivo, LOVEHAPPY, dove Beyoncé perdona il marito e confessa di aver ricostruito il castello andato in frantumi, “sposandolo” un’altra volta (Yeah, you fucked up the first stone, we had to get remarried).

 

 

Chi si attendeva il capolavoro, tuttavia, sarà di certo rimasto deluso. Di incredibile, Everything is love ha soltanto avuto la capacità di rimanere nascosto e segreto fino all’ultimo, quando con un incredibile coup de théatre, alla fine di un recente concerto londinese, i The Carters ne hanno svelato l’esistenza. Per il resto, si tratta di un buonissimo disco black, in tutte le sue accezioni più concrete e sanguigne. La relazione fra i due, tuttavia, più che nutrirsi di vero sentimento, sembra più che altro essere fomentata da un senso e bisogno di potere e ricchezza che ha fatto storcere in naso a molti commentatori (gli stessi che però non conoscono i The Carters a dovere). Come a dire: noi ci affittiamo il Louvre per una notte, voi poveri invece dovete fare la fila per entrare.

 

 

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Tracklist

01. SUMMER

02. APESHIT

03. BOSS

04. NICE

05. 713

06. FRIENDS

07. HEARD ABOUT US

08. BLACK EFFECT

09. LOVEHAPPY

 

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