Baustelle – L’Amore e la violenza: una recensione diversa dal solito

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Il caricatore del computer sta per abbandonarmi definitivamente, dopo due anni di onorata carriera. Ormai ci sono abituato, la plastica Apple Made in Foxconn non dura un cazzo. Metto su il caffè, anche se sono quasi le 11 di sera, ne sento sempre il bisogno prima di iniziare a scrivere, anche se alla fine della fiera a me la caffeina non fa un grande effetto, se non a livello intestinale. Clicco sull’icona di Spotify (rigorosamente Premium, i soldi meglio spesi della mia vita) e faccio partire per la quarta volta L’Amore e la Violenza, l’ultimo chiacchierassimo disco dei Baustelle.

Perché scrivere una recensione alternativa? Il primo, fondamentale motivo, è che prima di me hanno scritto già decine di altri giornalisti, certamente più preparati, per cui ritirare fuori la storia che Il Vangelo di Giovanni ricorda Franco Battiato sarebbe pure un po’ ridicolo. Il secondo è che io ai Baustelle ricollego inevitabilmente gli anni più belli della mia vita, nello specifico il triennio di università a Milano. Nel frattempo, il caffè ha iniziato a sfrigolare, meglio se mi alzo e spengo il fuoco.

Dicevamo, i Baustelle. Sono arrivato a Milano con la testa piena di merda commerciale, dipendevo da MTV e tutto ciò che il suo sito mi proponeva. Ero un figlio del 1999, dopo tutto, ed ero cresciuto con l’idea che gli MTV EMA fossero tutto ciò di cui io avessi bisogno. Milano mi ha aperto un mondo e i Baustelle hanno giocato un ruolo cruciale nel mio cambiamento. Verso lo zucchero.

In quei giorni [cit] la band di Francesco Bianconi aveva da poco pubblicato i Mistici dell’Occidente e io e i miei amici siciliani e pugliesi passavamo 3 sere su 7 della settimana ad aperitivare e cantare a memoria “Le rane”, fieri dell’essere riusciti ad allontanarci da quella provincia cronica che gli stessi Baustelle cantavano in una delle loro canzoni.

Con l’uscita di Fantasma, purtroppo, ognuno di noi aveva già intrapreso la propria strada, chi a Roma, chi a Milano, chi all’estero. Io, era il 2013, lavoravo in un call center, conoscevo quel disco capolavoro a menadito e andavo da solo ai loro concerti meneghini, rispettivamente agli Arcimboldi e al Carroponte. Bevo un sorso di caffè.

Purtroppo, non sento più (almeno con la frequenza di un tempo) quegli amici con cui ho passato i momenti più belli della mia vita e la musica dei Baustelle, malinconica, citazionista, a tratti parecchio hipster, mi serve molto spesso per sentirmi meno solo. L’amore e la violenza, in questo senso, è per me un gran bel tuffo nel passato, in quanto riprende le sonorità e lo stile che hanno caratterizzato i primi Baustelle con un pizzico di elettronica in più.

Il risultato finale? A mio avviso non eccelso, contrariamente a quello che ho letto in giro. Il problema principale, a mio modesto avviso, è che in certi casi il gruppo ha calcato troppo la mano (persino più del solito) sulla ricercatezza dei testi, dando vita a dei pezzi che ogni tanto sono talmente indecifrabili da risultare manieristi (per dire, va bene tutto, ma che tipo di ispirazione ti spinge a scrivere un pezzo che si chiama Lepidoptera?”). Nessun pezzo, in effetti, mi ha colpito in particolar modo, nemmeno la strombazzatissima Amanda Lear, un electro-indie pop che con la nota soubrette dall’ambigua sessualità non ha proprio nulla a che vedere. Ma alla fin fine, ci va bene così.

I Baustelle, in quanto Baustelle, continueranno imperterriti con le loro assurde associazioni mentali, i riferimenti colti, con le provocazioni e quell’inconfondibile stile fighetto  e finto retrò e noi, leggasi io, continueremo ad amarli a prescindere, in maniera incondizionata. Anche perché, se proprio vogliamo essere sinceri, c’è un Tiziano Ferro (giusto per fare un esempio eh) che certe associazioni assurde e non sense le fa da anni nei suoi dischi e, almeno sulla carta, nessuno si è mai preso il rischio di ammettere quanto possano suonare forzate certe sue canzoni. Caffè finito, se fumassi ora ci starebbe benissimo una sigaretta.

baustelle-1

Tracklist

Love

Il Vangelo di Giovanni

Amanda Lear

Betty,

Eurofestival

Basso e batteria

La musica sinfonica

Lepidoptera

La vita

Continental stomp

L’era dell’acquario

Ragazzina.

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